Innanzitutto un saluto a tutti; è da oltre un mese che non scrivo su queste pagine, ma le ferie sono sacre e la mancanza di internet in certe zone di Italia è una delle piaghe del Belpaese!
Tornato a casa mi sono fatto una full-immersion di WWE, vedendomi 12 puntate tra RAW, ECW e SD in 6 giorni prima di gustarmi, a casa del mio amico SergEdge, SummerSlam, spettacolo che ho trovato gradevole, ma non eccezionale. E mentre vedevo i 2 match per le massime cinture riflettevo sul fatto che la WWE, da almeno un anno e mezzo, sta puntando forte sui giovani (commettendo anche un sacco di errori).
A parte i soliti John Cena e Randy Orton (rispettivamente di 32 e 29 anni) che sono ormai superstar e main eventer consolidati, la WWE sta facendo un lavoro di ringiovanimento piuttosto massiccio e sta provando a lanciare nuove star almeno nell’uppercarding. Prendiamo ad esempio Raw dove ben 12 wrestler su 21 hanno un’età inferiore ai 30 anni: Cody Rhodes e Ted DiBiase sono già stati campioni di coppia e sono i fidi scudieri del Campione del mondo, Kofi Kingston è campione US ed ha già vinto sia le cinture di coppia che il titolo IC, Carlito e Primo sono stati un buonissimo tag-team e il più grande dei fratelli ha già un palmares di tutto rispetto, Bourne, Swagger e The Miz invece sono grandi prospetti per il futuro. A SD! Punk, a soli 31 anni, è campione del mondo per la terza volta, Dolph Ziggler è assolutamente convincente come sfidante al titolo IC, mentre John Morrison sta subendo il passaggio tra le fila dei face; se a loro si aggiungono la Hart Dynasty il quadro degli under 30 nei 2 brand principali è più che buono.
Sicuramente non tutti riusciranno a farcela, pochi o forse nessuno tra questi potrà diventare campione assoluto in WWE, ma dopo quest’Estate credo che il quadro sia abbastanza più chiaro in quel di Stamford. Vediamo una rapida carrellata su cosa è successo a questi ragazzi da WM a SummerSlam.
Domenica scorsa abbiamo visto una straordinaria prestazione della Legacy, che ha tenuto testa alla DX, segno equivocabile che la WWE sta puntando forte sui 2 “figli di..”; chiedete proprio a Dolph Ziggler e ad un Kenny Dysktra qualunque se la DX possa avere effetti devastanti sulle carriere di giovani in rampa di lancio. Ted e Cody negli ultimi mesi stanno dimostrando di avere molto potenziale su cui lavorare: prima a Backlash sono stati autori di una prova maiuscola (senza dubbio superiore a quella del proprio “boss” Randy Orton) nel 3 Vs. 3, ora a SummerSlam han tirato fuori uno dei migliori match di coppia in WWE nell’ultimo anno.
Parlando di Dolph, il ragazzo ha tenuto testa, sfiorando la vittoria in più riprese, a Rey Mysterio e, cosa più importante, ha ricevuto vari cori “Let’s go Ziggler” contro uno dei face più acclamati; in chiave mark anche la vittoria contro Kahli è assolutamente un segnale di stima da parte della dirigenza e prevedo per lui un giro titolato per l’IC a breve.
Kofi Kingston, nonostante la mancata apparizione al PPV estivo, ha la cintura salda in vita e feuderà con The Miz, non necessariamente dalla parte dello sfavorito, tenendo conto soprattutto del fatto che “Miz is awesome” ultimamente sta jobbando un po’ a destra e a manca.
Altro elemento, oltre all’ex uomo di MTV, che esce un po’ ridimensionato dall’Estate è Jack Swagger: il suo esordio a RAW faceva presagire un futuro vicino al Campione Orton, il feud con MVP ha evidenziato la sua ottima capacità nei promo, soprattutto nei botta e risposta con l’avversario, ma ha anche palesato i suoi difetti sul ring. Il ragazzo ha la giusta faccia da schiaffi, discreto al microfono (nonostante il difetto di pronuncia) e sul ring è indubbiamente abile, ma deve migliorare nella conduzione del match, perché i momenti in cui lui comanda le operazioni sono clamorosamente sotto ritmo.
Se dovessi pronosticare il successo di qualcuno punterei sui 2 della Legacy, assolutamente pronti al passaggio da star a superstar, e su Swagger, se avrà la giusta “attitude” nel seguire i consigli dello staff per migliorarsi; gli altri probabilmente rimarranno degli eterni incompiuti, con buone carriere, ma senza quegli allori che rendono leggende del quadrato. Ma se fossi io il padrone della WWE pusherei fino in fondo l’ottimo Evan Bourne: se ce l’ha fatta Rey Rey con metà del fisico e del carisma di Evan, potrebbe farcela anche lui!
Visualizzazione post con etichetta PlayUSA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PlayUSA. Mostra tutti i post
giovedì 27 agosto 2009
giovedì 11 giugno 2009
Punk, turn or not to turn?
Domenica abbiamo assistito a ciò che nessuno tra i fan della WWE avrebbe voluto vedere: Jeff Hardy sconfigge Edge in un Ladder Match e conquista il titolo per la seconda volta in carriera. Ma mentre Jim Ross sale sul ring per intervistarlo, si sente la musica di “This Fire Burns” e CM Punk entra sul ring con la sua immancabile valigetta e un arbitro, segno che la sua intenzione è quella di incassare.
Era proprio l’anno scorso in questo periodo (esattamente il 30 Giugno) quando CM Punk balzava agli onori della cronaca, utilizzando il suo MITB contro Edge per riportare il World Heavyweight Championship a RAW: fu una mossa azzardata, ma plausibile e condivisibile, che però non portò grandi dividenti, con un brusco calo di ratings e 2 mesi piuttosto confusi in zona Main Eventing. Punk venne evidentemente valutato come non pronto e gli venne tolta la cintura senza nemmeno poterla difenderla, attaccato da Randy Orton e dai futuri Legacy prima dello Scramble match di Unforgiven, e venne sconfitto sia dal neo campione Chris Jericho, sia dallo stesso “Legend Killer” in maniera piuttosto pulita nelle successive puntate settimanali, assestando dunque un ridimensionamento per il suo personaggio.
Feud minori, vincita del titolo di coppia con Kingston e del Titolo Intercontinentale contro Regal, con cui ha un nuovo e breve programma, prima del suo secondo successo nel MITB a WrestleMania XXV e del suo passaggio a SD!
L’azione fatta da Punk è sicuramente un’azione degna di un Orton, di un Edge, di un Jericho, cioè di un heel spietato che è interessato a vincere senza soffermarsi a vedere le modalità di trionfo; ma la sua stessa azione perpetrata l’anno scorso ai danni della stessa “Rated R SuperStar” lo aveva reso una star perché aveva fregato colui il quale fa dell’opportunismo il suo cavallo di battaglia. So che nel wrestling, cioè uno spettacolo che vive sulle emozioni, non si può essere troppo logici, ma non trovo alcuna differenza tra la scelta dell’anno scorso e quella di quest’anno. Punk ha dimostrato di essere furbo, esattamente come 365 giorni fa, e non mi stupirei se la WWE decidesse di dare una rivincita a Jeff Hardy con un Punk felice ed onorato di ciò, lasciando il personaggio dello “Straight Edge” esattamente così com’è. Punk è uno di quei wrestler (a differenza dell’appena licenziato Umaga) che fa fare soldi a McMahon con molta vendita del Merchandising [SergEdge dovrebbe saperne qualcosa] e la WWE ha dimostrato più volte in questi anni di pensare più alla gallina subito che all’uovo domani, ad esempio con il mai avvenuto, ma tanto sospirato turn di Cena. Alla corte di McMahon non si è capito che prima di essere un grande face, occorre essere un grande heel, guadagnando quel rispetto che solo i fischi sanno garantirti, e conquistando una base solida di tifosi smart che non ti abbandoneranno mai.
Lasciare però Phil Brooks face sarebbe come ammettere di esser davvero un treno senza pilota, cioè di essere una promotion senza alcun tipo di programmazione: far fregare il tuo top-face da un face minore, non porta quest’ultimo ad esser tifato, ma porta il primo ad esser ancora più amato. Se la scelta fosse stata fatta proprio per sacrificare Punk per la “causa Hardy”, e rendere il Rainbow Haired Warrior un simbolo delle sfighe della vita, ben venga il rilascio del primo e il suo approdo in TNA, perché avere due occasioni del genere e farsi bruciare in entrambe le occasioni dal proprio booking team è frustrante come farsi stoppare il tiro della vittoria!
Se invece la WWE si andasse a rivedere i video della ROH, si accorgerebbe come in casa ha un perfetto heel, arrogante e con una gimmick potenzialmente perfetta per i canoni di Stamford, dove il problema droghe/steriodi è di modi dall’affare Benoit: a Philadelphia e dintorni la sua frase “I’m better than you” era diventata un cult, una catchphrase che i ragazzini si ripetevano in continuazione, una frase su questa falsa riga potrebbe essere la nuova “you can’t see me” o la nuova “if you smell what the Rock is cooking”. Se Jericho funziona con la sua gimmick da wrestling-web-fan-smart, non vedo perché non potrebbe ri-funzionare la storia del “io sono meglio di voi perché ho uno stile di vita migliore del vostro”, tenendo soprattutto conto del fatto che il 95% della gente che segue la WWE non sa del passato di Brooks nella ROH.
Immaginate un Punk che concede volentieri la rivincita a Hardy, ma che imbroglia ancora per vincere, magari colpendolo ripetutamente a fine incontro; o Punk che nel triple treat frega sia Jeff che Edge, imponedosi come top-heel a SD! La storyline tra il “tossico” e dissoluto Hardy e il figlio di alcolista e “Hardline man” Punk si scrive da sola e potrebbe portare a dei match stellari, oltre che finalmente ad una trama credibile sia per i mark che per gli smart. Un Punk tra gli heel darebbe vita a futuri feud con Mysterio, UnderTaker e, tra qualche tempo, Morrison, con il quale abbiamo già visto una certa chimica 2 anni fa.
La situazione ad oggi, Martedì 9 Giugno 2009, per il Chicago-made è ad un bivio decisivo: sta a lui e al booking team tirare fuori il meglio per rendere questo ragazzo di appena 31 anni un pilastro del futuro per questa organizzazione, un wrestler dal quale ripartire e rifondare la propria situazione per la qualità dello spettacolo e le proprie finanze. Nelle ultime 48 ore abbiamo probabilmente bruciato Orton in malo modo e abbandonato Umaga, non sbagliamo anche con CM Punk!
Era proprio l’anno scorso in questo periodo (esattamente il 30 Giugno) quando CM Punk balzava agli onori della cronaca, utilizzando il suo MITB contro Edge per riportare il World Heavyweight Championship a RAW: fu una mossa azzardata, ma plausibile e condivisibile, che però non portò grandi dividenti, con un brusco calo di ratings e 2 mesi piuttosto confusi in zona Main Eventing. Punk venne evidentemente valutato come non pronto e gli venne tolta la cintura senza nemmeno poterla difenderla, attaccato da Randy Orton e dai futuri Legacy prima dello Scramble match di Unforgiven, e venne sconfitto sia dal neo campione Chris Jericho, sia dallo stesso “Legend Killer” in maniera piuttosto pulita nelle successive puntate settimanali, assestando dunque un ridimensionamento per il suo personaggio.
Feud minori, vincita del titolo di coppia con Kingston e del Titolo Intercontinentale contro Regal, con cui ha un nuovo e breve programma, prima del suo secondo successo nel MITB a WrestleMania XXV e del suo passaggio a SD!
L’azione fatta da Punk è sicuramente un’azione degna di un Orton, di un Edge, di un Jericho, cioè di un heel spietato che è interessato a vincere senza soffermarsi a vedere le modalità di trionfo; ma la sua stessa azione perpetrata l’anno scorso ai danni della stessa “Rated R SuperStar” lo aveva reso una star perché aveva fregato colui il quale fa dell’opportunismo il suo cavallo di battaglia. So che nel wrestling, cioè uno spettacolo che vive sulle emozioni, non si può essere troppo logici, ma non trovo alcuna differenza tra la scelta dell’anno scorso e quella di quest’anno. Punk ha dimostrato di essere furbo, esattamente come 365 giorni fa, e non mi stupirei se la WWE decidesse di dare una rivincita a Jeff Hardy con un Punk felice ed onorato di ciò, lasciando il personaggio dello “Straight Edge” esattamente così com’è. Punk è uno di quei wrestler (a differenza dell’appena licenziato Umaga) che fa fare soldi a McMahon con molta vendita del Merchandising [SergEdge dovrebbe saperne qualcosa] e la WWE ha dimostrato più volte in questi anni di pensare più alla gallina subito che all’uovo domani, ad esempio con il mai avvenuto, ma tanto sospirato turn di Cena. Alla corte di McMahon non si è capito che prima di essere un grande face, occorre essere un grande heel, guadagnando quel rispetto che solo i fischi sanno garantirti, e conquistando una base solida di tifosi smart che non ti abbandoneranno mai.
Lasciare però Phil Brooks face sarebbe come ammettere di esser davvero un treno senza pilota, cioè di essere una promotion senza alcun tipo di programmazione: far fregare il tuo top-face da un face minore, non porta quest’ultimo ad esser tifato, ma porta il primo ad esser ancora più amato. Se la scelta fosse stata fatta proprio per sacrificare Punk per la “causa Hardy”, e rendere il Rainbow Haired Warrior un simbolo delle sfighe della vita, ben venga il rilascio del primo e il suo approdo in TNA, perché avere due occasioni del genere e farsi bruciare in entrambe le occasioni dal proprio booking team è frustrante come farsi stoppare il tiro della vittoria!
Se invece la WWE si andasse a rivedere i video della ROH, si accorgerebbe come in casa ha un perfetto heel, arrogante e con una gimmick potenzialmente perfetta per i canoni di Stamford, dove il problema droghe/steriodi è di modi dall’affare Benoit: a Philadelphia e dintorni la sua frase “I’m better than you” era diventata un cult, una catchphrase che i ragazzini si ripetevano in continuazione, una frase su questa falsa riga potrebbe essere la nuova “you can’t see me” o la nuova “if you smell what the Rock is cooking”. Se Jericho funziona con la sua gimmick da wrestling-web-fan-smart, non vedo perché non potrebbe ri-funzionare la storia del “io sono meglio di voi perché ho uno stile di vita migliore del vostro”, tenendo soprattutto conto del fatto che il 95% della gente che segue la WWE non sa del passato di Brooks nella ROH.
Immaginate un Punk che concede volentieri la rivincita a Hardy, ma che imbroglia ancora per vincere, magari colpendolo ripetutamente a fine incontro; o Punk che nel triple treat frega sia Jeff che Edge, imponedosi come top-heel a SD! La storyline tra il “tossico” e dissoluto Hardy e il figlio di alcolista e “Hardline man” Punk si scrive da sola e potrebbe portare a dei match stellari, oltre che finalmente ad una trama credibile sia per i mark che per gli smart. Un Punk tra gli heel darebbe vita a futuri feud con Mysterio, UnderTaker e, tra qualche tempo, Morrison, con il quale abbiamo già visto una certa chimica 2 anni fa.
La situazione ad oggi, Martedì 9 Giugno 2009, per il Chicago-made è ad un bivio decisivo: sta a lui e al booking team tirare fuori il meglio per rendere questo ragazzo di appena 31 anni un pilastro del futuro per questa organizzazione, un wrestler dal quale ripartire e rifondare la propria situazione per la qualità dello spettacolo e le proprie finanze. Nelle ultime 48 ore abbiamo probabilmente bruciato Orton in malo modo e abbandonato Umaga, non sbagliamo anche con CM Punk!
giovedì 7 maggio 2009
Crisi Ratings/Buyrate WWE
3.4, 1.7, 1.14; no, non sto dando i numeri, sono solo gli ultimi ratings per RAW, SD! ed ECW. Avessimo dato questi numeri a Vince e soci 10 anni fa, si sarebbero fatti una grassa risata e ci avrebbero lapidato con un secco “Bullshit”.
Ritorniamo ad Aprile 1999; 4 mesi prima era accaduto l’episodio con Tony Schiavone, commentatore WCW, protagonista negativo nell’annunciare, per ordine di “Failure” Bischoff, che Mick Foley, nella puntata registrata di RAW di quella sera, sarebbe diventato campione WWF: 600000 spettatori in quello stesso istante cambiarono canale, passando da TNT a USA Network! Le puntate di RAW del periodo Aprile-Maggio 1999 oscillavano tra il 6.0 e l’8.1 (e la puntata pilota di SD fece un bel 5.8), in quel periodo famoso per il matrimonio nero tra Undertaker e Stephanie McMahon con il salvataggio di Austin, e la WWF era tornata la principale federazione mondiale, grazie a storyline e linguaggi che attiravano i giovani e a grandi workers sul ring.
Tutto bello, tutto fantastico, con l’acquisizione della ECW e della WCW, ma ad un certo punto qualcosa si rompe: il 25 Marzo 2002, RAW ottiene un 5.4 e da quel momento lì è solo discesa, mai più un rating così alto nella storia del business. Cosa accadde il 25 Marzo 2002 in quella famosa puntata di RAW? La Brand Extension, cioè la divisione in roster “chiusi” dei wrestler, alcuni esclusivi per RAW, altri per SD!. RAW calò e si stabilizzò in quell’anno intorno a 4, mentre SD! intorno a 3.5, cifre che ora sono ulteriormente e drasticamente calate.
Perché questo crollo, in un prodotto che fino al 2001 era praticamente esente da pecche?
Si potrebbe dare la colpa ad internet, con la possibilità di vedere in streaming show e PPV e con i rumors che uccidono i colpi di scena (ad esempio il turn heel di Cody Rhodes su Hardcore Holly); si potrebbe dare la colpa al fatto che la gente vede i PPV in compagnia e non più da solo (come ha asserito Vince McMahon all’ultima assemblea dei soci WWE), limitando così il numero d’acquisti; si potrebbe anche tirare in ballo la crisi economica, con meno persone in possesso del “via Cavo” e in grado di poter comprare 12 PPV all’anno (spendendo quindi circa 490$). Si può dire tutto ed il contrario di tutto, e queste 3 motivazioni sono senza dubbio valide, ma, personalmente, non sono la causa principale di questo tracollo, perché non spiegano il lento, ma inesorabile tracollo!
I grandi promoters insegnano che i momenti di crisi arrivano quando non ci sono grandi face in grado di catalizzare l’attenzione del pubblico, e su questa desamina io sono assolutamente d’accordo e si addice totalmente a questo momento storico.
I grandi soldi infatti Vince McMahon li ha guadagnati con 2 stelle: Hogan negli anni ‘80 e Austin alla fine degli anni ’90; i grandi numeri in termini economici e televisivi si sono fatti quando questi 2 condottieri erano in sella al cavallo WWE o WCW. Andato Hogan in WCW, la WWE si ritrovò a fare ratings come 2.2, 2.4, 1.9, perché mancava quel face super-acclamato in grado di tenere il pubblico a casa incollato alla sedia; andati anche Austin dopo WM XIX, e The Rock dopo Backlash 2003, la WWE si è ritrovata ad affrontare altri grandi perdite e mi sembra che da questa fase non sia ancora riuscita ad uscire.
Prendete spunto dall’ultimo PPV prodotto dalla WWE, Backlash 2009: i wrestler che dovrebbero essere i tuoi Top-Players, cioè Triple H e John Cena, sono stati pesantemente criticati dal pubblico. Ad un Triple H, esanime e portato fuori in barella, viene cantato il coro “nananana, eheheh, Goodbye”, mentre Cena, in uno scambio di pugni con Edge, tecnicamente il tuo heel più odiato, viene “booed” quando sembra che prenda il comando del match.
In WWE al momento ci sono 3 heel assolutamente perfetti, con dei personaggi ben precisi: Edge, un opportunista che vince sempre grazie a truffe o a situazioni a lui favorevoli, Jericho, un egocentrico che si pensa migliore del pubblico perché dice ciò che pensa, e Orton, un uomo che crede che lui sia il meglio per destino, poiché figlio di un ex-grande wrestler e più giovane Campione del Mondo, e con gravi turbe psichiche di onnipotenza. Ognuno di questi 3 è ben definito da un punto di vista psicologico e per questo riescono sempre a coinvolgere il pubblico con i loro promo e con i loro match, riuscendo così a svolgere il loro compito, cioè essere fischiati ed insultati, alla perfezione.
Pensate invece ai Top-face: John Cena, Triple H e Batista. John Cena ha fatto strada velocemente, grazie ad una mic skill invidiabile e ad una ottima gimmick che coinvolgeva i giovani: rappava, aveva “catchphrase” ad effetto, era pungente verso l’avversario; era il nuovo The Rock senza ombra di dubbio. Ora cosa fa? Il saluto militare perché il titolo di un suo film è “The Marine”, non dice mai le sue frasi storiche, non rappa più, insomma è diventato il tipico bravo ragazzo, che piace alle famiglie, ma che il ventenne odia. Stesso discorso per Triple H: dopo il suo turn per la “riunione” della DX era irriverente, faceva cose per cui un giovane si sentiva sulla sua stessa lunghezza d’onda, e, nonostante tutti sapessero del suo legame con Stephanie, nessuno si azzardava a fischiarlo o a non tifarlo. Il suo ultimo segmento ottimo è stato quello in cui ha mostrato Edge con Alicia Fox, dopo di che un declino in un personaggio quasi anonimo. Infine Batista: ora l’Animale è tifato dalla gran parte del pubblico, ma subito dopo il suo feud con Triple H, o durante il feud con Undertaker, ricordo grandi “boooooo” perché il suo personaggio psicologicamente era poco sviluppato e non all’altezza dei grandi; un uomo dal cyber-corpo, ma senza alcuna caratteristica morale a dargli quel pizzico in più che porta una buona gimmick ad essere una grande gimmick!
Perché Eddie Guerrero era amato da tutti? Perché era un face atipico, era furbo, scaltro, un guascone, amava vincere rubando; una caratterizzazione importante. Perché Austin era così tifato? Perché era un ribelle. Si scagliava contro tutti e tutti per i suoi “ideali”, si ribellava al potere tirannico di Vince e non si faceva corrompere; altra grande caratterizzazione.
In WWE manca un face diverso dagli altri, che sappia mettere un po’ di pepe in questo piattume omologato. Tutti i face fanno e dicono le stesse cose da anni e alla fine, per forza di cose, stufano: non attaccano a parole gli heel, sono passivi nelle storyline, vengono sempre derubati senza fare nulla di intelligente per evitare che questo accada. E la gente, evidentemente, si è rotta di tutto questo e preferisce non vedere più il wrestling o guardare la TNA, dove, con un booking team folle, ci sono personaggi che hanno comunque una profondità psicologica, che possono piacere o meno (ad esempio il Joe psicopatico secondo me non ha né capo né coda).
Come per fare di un buon libro un bestseller occorrono grandi personaggi, nel wrestling è esattamente lo stesso: grandi personaggi, costruiti pian piano (e bastano 30 mesi), possono diventare quei “money-drawers” tanti cari a noi tifosi e soprattutto ai vari promoters!
Ritorniamo ad Aprile 1999; 4 mesi prima era accaduto l’episodio con Tony Schiavone, commentatore WCW, protagonista negativo nell’annunciare, per ordine di “Failure” Bischoff, che Mick Foley, nella puntata registrata di RAW di quella sera, sarebbe diventato campione WWF: 600000 spettatori in quello stesso istante cambiarono canale, passando da TNT a USA Network! Le puntate di RAW del periodo Aprile-Maggio 1999 oscillavano tra il 6.0 e l’8.1 (e la puntata pilota di SD fece un bel 5.8), in quel periodo famoso per il matrimonio nero tra Undertaker e Stephanie McMahon con il salvataggio di Austin, e la WWF era tornata la principale federazione mondiale, grazie a storyline e linguaggi che attiravano i giovani e a grandi workers sul ring.
Tutto bello, tutto fantastico, con l’acquisizione della ECW e della WCW, ma ad un certo punto qualcosa si rompe: il 25 Marzo 2002, RAW ottiene un 5.4 e da quel momento lì è solo discesa, mai più un rating così alto nella storia del business. Cosa accadde il 25 Marzo 2002 in quella famosa puntata di RAW? La Brand Extension, cioè la divisione in roster “chiusi” dei wrestler, alcuni esclusivi per RAW, altri per SD!. RAW calò e si stabilizzò in quell’anno intorno a 4, mentre SD! intorno a 3.5, cifre che ora sono ulteriormente e drasticamente calate.
Perché questo crollo, in un prodotto che fino al 2001 era praticamente esente da pecche?
Si potrebbe dare la colpa ad internet, con la possibilità di vedere in streaming show e PPV e con i rumors che uccidono i colpi di scena (ad esempio il turn heel di Cody Rhodes su Hardcore Holly); si potrebbe dare la colpa al fatto che la gente vede i PPV in compagnia e non più da solo (come ha asserito Vince McMahon all’ultima assemblea dei soci WWE), limitando così il numero d’acquisti; si potrebbe anche tirare in ballo la crisi economica, con meno persone in possesso del “via Cavo” e in grado di poter comprare 12 PPV all’anno (spendendo quindi circa 490$). Si può dire tutto ed il contrario di tutto, e queste 3 motivazioni sono senza dubbio valide, ma, personalmente, non sono la causa principale di questo tracollo, perché non spiegano il lento, ma inesorabile tracollo!
I grandi promoters insegnano che i momenti di crisi arrivano quando non ci sono grandi face in grado di catalizzare l’attenzione del pubblico, e su questa desamina io sono assolutamente d’accordo e si addice totalmente a questo momento storico.
I grandi soldi infatti Vince McMahon li ha guadagnati con 2 stelle: Hogan negli anni ‘80 e Austin alla fine degli anni ’90; i grandi numeri in termini economici e televisivi si sono fatti quando questi 2 condottieri erano in sella al cavallo WWE o WCW. Andato Hogan in WCW, la WWE si ritrovò a fare ratings come 2.2, 2.4, 1.9, perché mancava quel face super-acclamato in grado di tenere il pubblico a casa incollato alla sedia; andati anche Austin dopo WM XIX, e The Rock dopo Backlash 2003, la WWE si è ritrovata ad affrontare altri grandi perdite e mi sembra che da questa fase non sia ancora riuscita ad uscire.
Prendete spunto dall’ultimo PPV prodotto dalla WWE, Backlash 2009: i wrestler che dovrebbero essere i tuoi Top-Players, cioè Triple H e John Cena, sono stati pesantemente criticati dal pubblico. Ad un Triple H, esanime e portato fuori in barella, viene cantato il coro “nananana, eheheh, Goodbye”, mentre Cena, in uno scambio di pugni con Edge, tecnicamente il tuo heel più odiato, viene “booed” quando sembra che prenda il comando del match.
In WWE al momento ci sono 3 heel assolutamente perfetti, con dei personaggi ben precisi: Edge, un opportunista che vince sempre grazie a truffe o a situazioni a lui favorevoli, Jericho, un egocentrico che si pensa migliore del pubblico perché dice ciò che pensa, e Orton, un uomo che crede che lui sia il meglio per destino, poiché figlio di un ex-grande wrestler e più giovane Campione del Mondo, e con gravi turbe psichiche di onnipotenza. Ognuno di questi 3 è ben definito da un punto di vista psicologico e per questo riescono sempre a coinvolgere il pubblico con i loro promo e con i loro match, riuscendo così a svolgere il loro compito, cioè essere fischiati ed insultati, alla perfezione.
Pensate invece ai Top-face: John Cena, Triple H e Batista. John Cena ha fatto strada velocemente, grazie ad una mic skill invidiabile e ad una ottima gimmick che coinvolgeva i giovani: rappava, aveva “catchphrase” ad effetto, era pungente verso l’avversario; era il nuovo The Rock senza ombra di dubbio. Ora cosa fa? Il saluto militare perché il titolo di un suo film è “The Marine”, non dice mai le sue frasi storiche, non rappa più, insomma è diventato il tipico bravo ragazzo, che piace alle famiglie, ma che il ventenne odia. Stesso discorso per Triple H: dopo il suo turn per la “riunione” della DX era irriverente, faceva cose per cui un giovane si sentiva sulla sua stessa lunghezza d’onda, e, nonostante tutti sapessero del suo legame con Stephanie, nessuno si azzardava a fischiarlo o a non tifarlo. Il suo ultimo segmento ottimo è stato quello in cui ha mostrato Edge con Alicia Fox, dopo di che un declino in un personaggio quasi anonimo. Infine Batista: ora l’Animale è tifato dalla gran parte del pubblico, ma subito dopo il suo feud con Triple H, o durante il feud con Undertaker, ricordo grandi “boooooo” perché il suo personaggio psicologicamente era poco sviluppato e non all’altezza dei grandi; un uomo dal cyber-corpo, ma senza alcuna caratteristica morale a dargli quel pizzico in più che porta una buona gimmick ad essere una grande gimmick!
Perché Eddie Guerrero era amato da tutti? Perché era un face atipico, era furbo, scaltro, un guascone, amava vincere rubando; una caratterizzazione importante. Perché Austin era così tifato? Perché era un ribelle. Si scagliava contro tutti e tutti per i suoi “ideali”, si ribellava al potere tirannico di Vince e non si faceva corrompere; altra grande caratterizzazione.
In WWE manca un face diverso dagli altri, che sappia mettere un po’ di pepe in questo piattume omologato. Tutti i face fanno e dicono le stesse cose da anni e alla fine, per forza di cose, stufano: non attaccano a parole gli heel, sono passivi nelle storyline, vengono sempre derubati senza fare nulla di intelligente per evitare che questo accada. E la gente, evidentemente, si è rotta di tutto questo e preferisce non vedere più il wrestling o guardare la TNA, dove, con un booking team folle, ci sono personaggi che hanno comunque una profondità psicologica, che possono piacere o meno (ad esempio il Joe psicopatico secondo me non ha né capo né coda).
Come per fare di un buon libro un bestseller occorrono grandi personaggi, nel wrestling è esattamente lo stesso: grandi personaggi, costruiti pian piano (e bastano 30 mesi), possono diventare quei “money-drawers” tanti cari a noi tifosi e soprattutto ai vari promoters!
martedì 31 marzo 2009
The Streak
King Hunter7 esordisce anche su un nuovo sito
http://wrestling.playitusa.com/
e parla subito di Undertaker e WrestleMania..
ecco qua l'articolo:
Esordire con una nuova rubrica nel periodo che corre tra il debutto in Tv della mia ROH e WrestleMania XXV? Non si poteva chiedere di meglio al Fato!
Chi scrive è Luca Guazzoni, 24 anni, da Milano, ma meglio noto nel mondo del wrestling-web internazionale ed indipendente come King Hunter7; mi troverete su queste pagine e sul mio blog http://kinghunter7.blogspot.com a parlare di tutto ciò che circonda quella che adoro definire “LA Disciplina” e spero che i concetti che vi esporrò vi susciteranno emozioni forti: che siano di apprezzamento o di disaccordo poco importa, come dice il vecchio adagio “Meglio 1 giorno da Edge che 100 da Colin Delaney!”.
Periodo WrestleMania dicevo (la ROH la toccherò un altro giorno) e quando si parla del “Grandaddy of them all” si pensa subito alla Winning Streak: non quella di Goldberg sia chiaro, ma quella di Undertaker, dell’uomo che in ben 16 edizioni è sempre uscito vincitore dalla sua contesa. Non importa chi fosse l’avversario, quale fosse la sua gimmick, non importa la posta in palio o la stipulazione del match, semplicemente Undertaker a WM diventa inarrestabile, come in nessun altro periodo dell’anno.
La sua prima vittoria, in un vero e proprio squash, fu nel 1991 ai danni di quel Jimmy “Superfly” Snuka, che a Houston sarà avversario di Chris Jericho, e poi, nelle edizioni successive, caddero sotto i colpi del Deadman e della sua Tombstone Piledriver anche Jack Roberts e Giant Gonzales (anche se quest’ultimo venne sconfitto solo per squalifica); nel 1994 Undertaker, a causa di problemi fisici, non prese parte al PPV, ma nel 1995 (in una delle edizioni più brutte di sempre, ma da ricordare per le presenze di Pam Anderson e Jenny McCarthy) tornò e distrusse in appena 6 minuti King Kong Bundy, mentre l’anno dopo in un match gradevole ed incerto sconfisse “Big Daddy Cool” Diesel, reo di essergli costato il titolo di Bret Hart alla Royal Rumble. Nel 1997 finalmente Undertaker è nel Main Event e lotta per il titolo WWF in un match senza squalifiche contro Sycho Sid, probabilmente nel match meno dominato della sua impressionante striscia, e vinto solo grazie a più interferenze di Bret Hart (il che gli consentì di iniziare il suo secondo, ma il primo duraturo, regno da campione). A WM XIV il Becchino si scontra con il solo wrestler affrontato 2 volte nel PPV più importante dell’anno, cioè con il fratello Kane, mentre nel 1999, nel solo Hell In A Cell della storia di WrestleMania, schianta Big Boss Man. Un nuovo infortunio, questa volta all’inguine, lo costringe a saltare WM 2000, ma al suo ritorno lo aspetta una WWE profondamente rivoluzionata dall’avvento della “McMahon-Helmsley Era” e lui sconfigge proprio Triple H, accompagnato dai Motorhead che eseguirono live “The Game”, in una sontuosa contesa, mentre nel 2002 a cedere alla Tombstone è il “Nature Boy” Ric Flair in un match senza squalifiche. Per WM XIX c’è la vittoria in un handicap match (in un incontro che in verità doveva essere un tag team match classico, ma che venne cambiato all’ultimo a causa dell’evidente incapacità sul ring di Nathan Jones, suo alleato) contro la coppia di smilzi Big Show e A-Train, e per il ventennale c’è una nuova sfida con Kane, in un match molto meno incerto e spettacolare del precedente; negli ultimi anni le vittorie su Randy Orton, Mark Henry (in un casket match) e sui campioni del mondo Batista ed Edge per conquistare per 2 volte consecutivamente il massimo alloro sul palcoscenico più importante.
Quest’anno nessuna cintura in palio, ma un’accattivante sfida con probabilmente il miglior worker di sempre, “The Heartbreak Kid” Shawn Michaels, in un match tra 2 wrestler che complessivamente hanno passato 40 anni in WWE, hanno vinto 10 titoli mondiali, 3 Royal Rumble e 11 titoli di coppia, oltre a svariati titoli minori; un incontro tra 2 superstar che, nonostante le 1000 offerte da parte di Ted Turner e la sua WCW, hanno sempre scelto di restare a Stamford, alla corte dei McMahon; uno scontro tra 2 leggende del ring che sono stati frequentemente al centro delle polemiche e che hanno usato spesso il loro potere politico per arrivare al risultato finale: tra questi 2 wrestler infatti non è mai più corso buon sangue, da quella notte di Novembre del 1997, quando il trio HBK/Triple H/Vince fregò Bret Hart, amico intimo del Taker, e, come se non bastasse, fu proprio in un match contro il Deadman (Royal Rumble 1998) che Shawn si infortunò gravemente e fu costretto a ritirarsi dal wrestling lottato per 4 anni.
2 nativi del Texas, Undertaker proprio di Houston, HBK di San Antonio, che si sfideranno a WM XXV, il primo per mantenere il suo filotto di successi intatto, l’altro per divenire ancora più “Mr. Wrestlemania”, dopo le imprese di WM XII (quando sconfisse all’overtime Bret Hart) e dell’edizione passata (quando costrinse Ric Flair al ritiro).
Perché puntare il proprio ultimo Euro su Shawn Michaels? Perché in un momento del genere per la WWE, in cui i ratings non salgono e i buyrate calano vistosamente, una sorpresa del genere farebbe mangiare le mani a chi non ha acquistato il PPV, incentivandolo a comprare il successivo.
Ma la mia previsione resta tutta per Undertaker: penso che la sua striscia non finirà mai, o, al massimo, si interromperà solo con il suo ritiro definitivo dalla scene. Shawn Michaels è sì vero che ha raggiunto grandi traguardi a WM, ma ha anche perso spesso, il che suggerisce che per lui conta essere in feud principali, anche se dal lato perdente (specie se seguiti da un largo bonus PPV in dollaroni).
Pronostico assolutamente chiuso per il DeadMan, a fine match rintocchi di orologio, lingua fuori, occhi girati, mano sinistra in alto e sulla rampa, mentre torna nel backstage, uno sguardo minaccioso verso il ring!
“The King is dead. Long live the King”
http://wrestling.playitusa.com/
e parla subito di Undertaker e WrestleMania..
ecco qua l'articolo:
Esordire con una nuova rubrica nel periodo che corre tra il debutto in Tv della mia ROH e WrestleMania XXV? Non si poteva chiedere di meglio al Fato!
Chi scrive è Luca Guazzoni, 24 anni, da Milano, ma meglio noto nel mondo del wrestling-web internazionale ed indipendente come King Hunter7; mi troverete su queste pagine e sul mio blog http://kinghunter7.blogspot.com a parlare di tutto ciò che circonda quella che adoro definire “LA Disciplina” e spero che i concetti che vi esporrò vi susciteranno emozioni forti: che siano di apprezzamento o di disaccordo poco importa, come dice il vecchio adagio “Meglio 1 giorno da Edge che 100 da Colin Delaney!”.
Periodo WrestleMania dicevo (la ROH la toccherò un altro giorno) e quando si parla del “Grandaddy of them all” si pensa subito alla Winning Streak: non quella di Goldberg sia chiaro, ma quella di Undertaker, dell’uomo che in ben 16 edizioni è sempre uscito vincitore dalla sua contesa. Non importa chi fosse l’avversario, quale fosse la sua gimmick, non importa la posta in palio o la stipulazione del match, semplicemente Undertaker a WM diventa inarrestabile, come in nessun altro periodo dell’anno.
La sua prima vittoria, in un vero e proprio squash, fu nel 1991 ai danni di quel Jimmy “Superfly” Snuka, che a Houston sarà avversario di Chris Jericho, e poi, nelle edizioni successive, caddero sotto i colpi del Deadman e della sua Tombstone Piledriver anche Jack Roberts e Giant Gonzales (anche se quest’ultimo venne sconfitto solo per squalifica); nel 1994 Undertaker, a causa di problemi fisici, non prese parte al PPV, ma nel 1995 (in una delle edizioni più brutte di sempre, ma da ricordare per le presenze di Pam Anderson e Jenny McCarthy) tornò e distrusse in appena 6 minuti King Kong Bundy, mentre l’anno dopo in un match gradevole ed incerto sconfisse “Big Daddy Cool” Diesel, reo di essergli costato il titolo di Bret Hart alla Royal Rumble. Nel 1997 finalmente Undertaker è nel Main Event e lotta per il titolo WWF in un match senza squalifiche contro Sycho Sid, probabilmente nel match meno dominato della sua impressionante striscia, e vinto solo grazie a più interferenze di Bret Hart (il che gli consentì di iniziare il suo secondo, ma il primo duraturo, regno da campione). A WM XIV il Becchino si scontra con il solo wrestler affrontato 2 volte nel PPV più importante dell’anno, cioè con il fratello Kane, mentre nel 1999, nel solo Hell In A Cell della storia di WrestleMania, schianta Big Boss Man. Un nuovo infortunio, questa volta all’inguine, lo costringe a saltare WM 2000, ma al suo ritorno lo aspetta una WWE profondamente rivoluzionata dall’avvento della “McMahon-Helmsley Era” e lui sconfigge proprio Triple H, accompagnato dai Motorhead che eseguirono live “The Game”, in una sontuosa contesa, mentre nel 2002 a cedere alla Tombstone è il “Nature Boy” Ric Flair in un match senza squalifiche. Per WM XIX c’è la vittoria in un handicap match (in un incontro che in verità doveva essere un tag team match classico, ma che venne cambiato all’ultimo a causa dell’evidente incapacità sul ring di Nathan Jones, suo alleato) contro la coppia di smilzi Big Show e A-Train, e per il ventennale c’è una nuova sfida con Kane, in un match molto meno incerto e spettacolare del precedente; negli ultimi anni le vittorie su Randy Orton, Mark Henry (in un casket match) e sui campioni del mondo Batista ed Edge per conquistare per 2 volte consecutivamente il massimo alloro sul palcoscenico più importante.
Quest’anno nessuna cintura in palio, ma un’accattivante sfida con probabilmente il miglior worker di sempre, “The Heartbreak Kid” Shawn Michaels, in un match tra 2 wrestler che complessivamente hanno passato 40 anni in WWE, hanno vinto 10 titoli mondiali, 3 Royal Rumble e 11 titoli di coppia, oltre a svariati titoli minori; un incontro tra 2 superstar che, nonostante le 1000 offerte da parte di Ted Turner e la sua WCW, hanno sempre scelto di restare a Stamford, alla corte dei McMahon; uno scontro tra 2 leggende del ring che sono stati frequentemente al centro delle polemiche e che hanno usato spesso il loro potere politico per arrivare al risultato finale: tra questi 2 wrestler infatti non è mai più corso buon sangue, da quella notte di Novembre del 1997, quando il trio HBK/Triple H/Vince fregò Bret Hart, amico intimo del Taker, e, come se non bastasse, fu proprio in un match contro il Deadman (Royal Rumble 1998) che Shawn si infortunò gravemente e fu costretto a ritirarsi dal wrestling lottato per 4 anni.
2 nativi del Texas, Undertaker proprio di Houston, HBK di San Antonio, che si sfideranno a WM XXV, il primo per mantenere il suo filotto di successi intatto, l’altro per divenire ancora più “Mr. Wrestlemania”, dopo le imprese di WM XII (quando sconfisse all’overtime Bret Hart) e dell’edizione passata (quando costrinse Ric Flair al ritiro).
Perché puntare il proprio ultimo Euro su Shawn Michaels? Perché in un momento del genere per la WWE, in cui i ratings non salgono e i buyrate calano vistosamente, una sorpresa del genere farebbe mangiare le mani a chi non ha acquistato il PPV, incentivandolo a comprare il successivo.
Ma la mia previsione resta tutta per Undertaker: penso che la sua striscia non finirà mai, o, al massimo, si interromperà solo con il suo ritiro definitivo dalla scene. Shawn Michaels è sì vero che ha raggiunto grandi traguardi a WM, ma ha anche perso spesso, il che suggerisce che per lui conta essere in feud principali, anche se dal lato perdente (specie se seguiti da un largo bonus PPV in dollaroni).
Pronostico assolutamente chiuso per il DeadMan, a fine match rintocchi di orologio, lingua fuori, occhi girati, mano sinistra in alto e sulla rampa, mentre torna nel backstage, uno sguardo minaccioso verso il ring!
“The King is dead. Long live the King”
Iscriviti a:
Post (Atom)